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Succo di mela: un aiuto contro l’Alzheimer

bere succo di melaBere succo di mela è di aiuto contro l’Alzheimer. Se mangiare una mela al giorno toglie il medico di torno, secondo quanto recita il vecchio adagio, bere succo di mela non è certo da meno. Grazie alle proprietà del frutto da cui viene ricavato, il succo di mela fa bene al cuore, al fegato, all’apparato digerente e anche al sistema nervoso perché secondo studi preclinici migliora le funzioni cognitive.

Bere succo di mela contro l’Alzheimer: come agisce?

Il neurobiologo Thomas Shea, a capo di un gruppo di ricerca all’Università del Massachusetts, ha condotto uno studio sui possibili effetti benefici che il succo di mela, agendo anche sul sistema nervoso, poteva avere per le persone con l’Alzheimer.

Lo studio è stato condotto su 21 pazienti con più di 70 anni affetti da Alzheimer ai quali sono stati fatti bere due bicchieri di succo di mela al giorno per un mese. Dalla ricerca – pubblicata nel 2010 sull’American Journal of Alzheimer Disease and Other Dementias (AJADD) – è emerso che se il declino cognitivo causato dalla malattia proseguiva inesorabile, il succo di mela migliorava quasi del 30% l’umore generale dei pazienti, ovverosia gli stati d’apatia, di agitazione, ansia e delirio, sintomi secondari tipici dell’incedere della malattia.

Al termine del periodo di somministrazione del succo di mela si è osservato che il suo consumo non apporta modifiche a livello cognitivo e nello svolgimento delle normali attività quotidiane, non contrasta cioè la malattia e i suoi effetti, ma migliora in modo significativo lo stato d’animo, l’umore e quindi il comportamento dei pazienti, riducendo i livelli di stress generale.

Il succo di mela secondo i risultati dello studio sarebbe quindi da integrare nella dieta delle persone affette dalla malattia degenerativa in quanto efficace aiuto nel contrastare il netto calo dell’umore caratteristico della patologia. Più in generale gli autori dello studio ricordano l’importanza del consumo di frutta e verdura per tardare l’insorgenza e la progressione dell’Alzheimer specie nei casi di presenza di fattori di rischio genetico.

Ricordiamo che le terapie farmacologiche contro l’Alzheimer – patologia degenerativa che provoca come effetti primari il declino delle capacità cognitive, la progressiva perdita della memoria e della capacità di eseguire le normali attività giornaliere – agiscono come palliativo: attenuano i sintomi ma non arrestano il declino cognitivo-comportamentale.

 

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