
Pasta secca e pasta fresca: come si legge l’etichetta
- Redazione Artigiano in Fiera
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L’Italia è il Paese primo produttore e primo esportatore di pasta e ne è anche il principale consumatore, visto che un italiano mangia in media 27 kg di pasta all’anno, mentre gli altri europei ne mangiano 6 kg. Ci sono diversi tipi di pasta, ma la prima distinzione da fare è quella tra pasta secca e pasta fresca e tra di esse cambia l’etichetta. Vediamone le particolarità.
L’etichetta della pasta secca
Le informazioni obbligatorie che devono essere presenti nell’etichetta della pasta secca sono quelle relative al produttore e/o confezionatore, il numero di lotto, la tabella nutrizionale e il termine minimo di conservazione, che può essere indicato solo con il mese e l’anno e non con una data precisa, poiché si tratta di un prodotto che si può conservare per più di 18 mesi.
Per quanto riguarda gli ingredienti, per la pasta di semola di grano duro di solito l’unico altro ingrediente è l’acqua e per legge non può contenere additivi e la farina di grano tenero è presente solo in prodotti destinati all’esportazione. Di solito si usa solo grano duro o semola di grano duro o al massimo semolato di grano duro, ottenuto dalla macinazione della semola e dunque più fine.
La pasta integrale è ottenuta dalla trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasto preparato esclusivamente con semola integrale di grano duro e acqua. Invece la pasta senza glutine è quella ottenuta con farine di mais e di riso e in questo caso sono ammessi additivi chimici, in particolare l’E471, i mono e digliceridi degli acidi grassi e degli emulsionanti.
Un altro tipo di pasta è quella di grano Khorasan il cui nome commerciale e più noto è Kamut, che è un marchio registrato da un’azienda americana del Montana di un coltivatore che si chiama Bob Quinn. In realtà questa farina non è né più digeribile, né più sana della semola di grano duro, dal punto di vista nutrizionale è identica.
Per quanto riguarda invece la pasta funzionale contro il colesterolo, essa è addizionata di beta-glucani, che si trovano nella crusca dei chicchi di orzo e avena. Questa indicazione deve essere presente sull’etichetta.
L’etichetta della pasta fresca
Per la pasta fresca all’uovo, sfusa o confezionata, la quantità di uova o di ovoprodotto deve essere almeno del 20% perché la legge vuole che il peso complessivo dell’uovo nella pasta che porta questa denominazione non possa essere inferiore a 200 g per ogni chilogrammo di semola. Sull’etichetta deve esserci la denominazione di vendita “Pasta all’uovo” e la lista degli ingredienti, quindi il tipo di farina, la percentuale di uova o di ovoprodotto, la specificazione sulla presenza di glutine e la data di scadenza.
Anche sulla confezione della pasta ripiena deve essere indicata la denominazione di vendita, che può contenere il nome dell’ingrediente principale (per esempio “tortellini ricotta e spinaci”) e deve essere specificata, nella lista degli ingredienti, la percentuale dei singoli ingredienti.
Tra le altre indicazioni che possono essere presenti sull’etichetta ci sono le eventuali raccomandazioni per gli intolleranti, e in particolare la dicitura su particolari tipi di sostanze usate nello stabilimento in cui è prodotta e confezionata la carne (es. “Prodotta in uno stabilimento che utilizza frutta in guscio), le modalità di conservazione (es. “Conservare in frigo dopo l’apertura e consumare entro due giorni”) e la precisazione “confezionata in atmosfera protettiva” che significa che la conservabilità è stata aiutata con l’utilizzo di gas autorizzati.

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