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Quanto vale la cucina italiana nel mondo? 209 miliardi di euro

quanto vale la cucina italiana nel mondo

E’ quasi una Finanziaria la cucina italiana nel mondo: 209 miliardi di euro. E’ il dato più eclatante emerso dalla ricerca sulla ristorazione italiana nel mondo commissionata dalla scuola di cucina ALMA e sviluppata da Deloitte. Una cifra che pone la nostra cucina come la seconda sul mercato mondiale, dopo quella cinese, con il 13% di quota di mercato (un mercato che globalmente vale 2210 miliardi di euro). Altro dato interessante è dove la cucina italiana ha più penetrazione.

In questo caso il risultato è quello che per tradizione e storia ci aspetteremmo: Usa (15%), Gran Bretagna (15%), Brasile (13%) e India (13%). L’Italia vede anche positivo per il prossimo futuro, infatti secondo gli esperti del settore la cucina nazionale è prevista  in forte crescita, favorita dalla qualità percepita delle materie prime e dalla diffusione nei programmi TV (nonostante gli obbrobri che ogni tanto vengono perpetrati da star culinarie italo americane).

Ora, diventa importante capire in quali Paesi si giocherà il futuro della nostra cucina e per farlo è necessario osservare quali siano le aree maggiormente in crescita. Al momento attuale a trainare il settore sono Asia-Pacific e Nord America che guidano la crescita rispettivamente con +5,6% e +4,0%, mentre l’Europa è stabile (+0,4%).  Nei prossimi anni si prevede una crescita del mercato (+3,1%), trainato principalmente dalla performance del Nord America (+4,1%).

L’Europa torna a crescere con un ritmo superiore rispetto all’andamento storico a fronte di uno scenario macroeconomico complessivamente più positivo (+ 3.3%).  Al di là dei numeri la tendenza è chiara (e viene in nostro aiuto): Europa e Nord America – dove noi siamo più forti e soprattutto radicati – si confermano le aree più interessanti e soprattutto un’importante sbocco lavorativo per i nostri giovani chef e commis di sala chiamati a diventare ambasciatori della cucina italiana nel mondo. Attenzione, però, a pensare che solo l’alta ristorazione offra degli sbocchi. Anzi, è proprio il contrario.

Sempre nella  ricerca ALMA – Deloitte si legge che i canali distributivi in maggiore crescita sono quelli dello Street Food e Quick Service Restaurant (ristoranti di bassa/media qualità con assenza di servizio al tavolo), rispettivamente +6,1% e +5,3% di tasso annuo di crescita. Il cibo di strada è stato e probabilmente lo sarà ancora per i prossimi anni (si deduce dalla crescita prevista soprattutto per la ristorazione della pausa pranzo) un fattore trainante. Qui i competitor sono molti, ma l’Italia anche in questo caso ha le sue carte da giocare. Qualche nome? Piadina, pani ca meusa, olive ascolane. O semplicemente il piatto più celebre al mondo, la pizza, che guarda caso è nata proprio come cibo di strada.

 

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