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Scarpe da donna made in Italy: il distretto marchigiano

Scarpe da donna made in italy

Le Marche sono la regione delle scarpe per eccellenza. Ad AF2015 abbiamo visitato lo stand di Sergio Amaranti, un’azienda della provincia di Macerata giunta alla seconda generazione di imprenditori, specializzata nelle scarpe da donna made in Italy. A parlare con noi è stata Moira Amaranti.

Quando è nata la vostra attività?

Il calzaturificio nasce nel 1975, fondato da Sergio e Raimondo Amaranti, rispettivamente mio padre e mio zio. Nell’ultimo decennio è subentrata la nuova generazione, portando un vento di freschezza dal punto di vista “fashion”, ma l’artigianalità del prodotto è rimasta intatta, infatti i due fondatori sono tuttora presenti in manovia.

Che percentuale di “fatto a mano” c’è nelle vostre scarpe?

Un bell’80%: devono essere rifinite tutte a mano. Le scarpe sono prese proprio in mano, più volte durante il processo di fabbricazione. Si tratta di mani sapienti, che lavorano davvero artigianalmente. Siamo certificati made in Italy al 100%, perché garantiamo ai nostri clienti che tutta la filiera è italiana, in questo caso si parla di Civitanova Marche. Tutti i nostri fornitori sono italiani o addirittura marchigiani: dal sottotacco al pellame, tutto è prodotto in Italia. Questo ci inorgoglisce tantissimo!

Il design è opera tua?

Sì opera mia e dei miei collaboratori. I quattro figli dei due fondatori sono entrati in azienda dividendosi i compiti: il commerciale, il fashion, l’amministrazione. Io in particolare mi occupo del marketing, gestisco gli spacci aziendali che sono diversi, nelle Marche. Qui all’Artigiano in Fiera ho notato come il pubblico abbia molto apprezzato il nostro autentico artigianato made in Marche!

Fate scarpe esclusivamente da donna, qual è la vostra cliente tipo?

Riusciamo a soddisfare dalla mamma alla figlia: si va dalle 25enni alle 60enni. La produzione va da scarpe casual a scarpe con lavorazioni Swarovski; riusciamo a variare molto, grazie al fatto che siamo una piccola azienda: puntiamo molto sulla versatilità e l’adattamento al mercato.

Avete un “marchio di fabbrica” a cui tenete particolarmente?

Sì: il nostro modello iconico è il Be Kate, un doppio fiocco, che è piaciuto molto su tutti i tipi di scarpe. E poi abbiamo le nostre nuove sneakers che si chiamano @ e che stanno riscuotendo buon successo qui in Fiera!

Il distretto calzaturiero marchigiano ha retto bene alla crisi?

Siamo il distretto più importante d’Europa, per le scarpe, ma negli ultimi anni il “medio e medio-basso” è stato spazzato via… per resistere bisogna innovarsi continuamente, essere molto elastici rispetto al mercato e soprattutto fornire un buon prodotto.

Il pubblico di riferimento è quello italiano?

Per una piccola azienda è difficile entrare in mercati lontani, ma partecipando a fiere di settore si riesce a farsi notare. Al momento, chi apprezza il nostro made in Italy, anche indipendentemente dal brand, sono i Paesi dell’Est Europa, con la Russia in prima linea. La situazione politica contingente non aiuta per niente, purtroppo: le sanzioni economiche dovute alla crisi ucraina hanno creato molti problemi all’esportazione.

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