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Cashmere, la qualità ha il marchio italiano

cashmere
Non tutti sanno che l’Italia è il primo trasformatore al mondo di cashmere pregiato. Esistono due distretti importanti dove sono localizzate le più importanti aziende per la lavorazione di questa lana di altissima qualità: il biellese e il distretto tessile dell’Umbria.

Cashmere: lavorazione e costi

La lavorazione della lana cashmere è un processo alquanto complesso. Il pelo della pecora è diviso in due: la giarra e la fibra di cashmere che spunta nei mesi freddi e poi si stacca, tanto che in primavera basta pettinare la pecora per raccogliere la lana. La fibra ottenuta viene mandata, in seguito, in laboratori per la certificazione. Le caratteristiche a cui deve rispondere per essere classificato bene di lusso sono tre: l’opacità, il disegno ondulato e lo spessore tra gli 11 e 18 micron. La lana cashmere è dieci volte più leggera di quella di pecora.
Il costo elevato è giustificato? La risposta è sì e ora proviamo a spiegarvi il motivo. Ogni anno ogni animale produce mediamente tra i 200 e i 300 grammi di cashmere e il 60-70% si butta nella lavorazione. Quindi, a conti fatti, da ogni capra si ricavano 100 – 150 grammi di lana, ed ecco spiegato il motivo del costo elevato.

Lana cashmere: ecco perchè quella italiana è la migliore

Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: il tarocco da parte della potenza cinese è sempre dietro l’angolo. Ma se sono riusciti a copiare di tutto – e a danneggiare così interi settori del manifatturiero – non sono stati capaci di riprodurre la qualità della nostra lana, nonostante la materia prima sia di casa: la Mongolia è a due passi.
Il perchè è presto detto: l’acqua. Il disastro ambientale dei fiume cinesi si è rivelato un ostacolo competitivo insormontabile. Invece le nostre falde acquifere sono ancora pure e la morbidezza e la lucidità del tessuto dipendono molto dalla qualità delle sorgenti.
Quindi se si preserva l’ambiente si aiuta anche il marchio dell’artigianalità Made in Italy

 

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