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Mandarini, a ciascuno la sua varietà preferita

mandarini
Il mandarino è un albero da frutto appartenente al genere citrus della famiglia delle Rutaceae. Con lo stesso nome si indicano i suoi frutti, definiti in botanica “esperidio”. Questi ultimi sono dotati di una buccia sottile, di colore arancione, e vengono largamente impiegati nella nostra tradizione culinaria grazie al loro sapore dolce e solo leggermente acidulo.

Mandarini, le varietà in natura

In realtà, sotto il nome di mandarini sono riconosciuti sia i mandarini comuni che gli ibridi quali i mandaranci, noti anche con il nome di clementine, i tangeli (derivati dall’incrocio tra mandarini e pompelmi), i satsuma, i tangerini e così via.

La varietà di mandarino maggiormente diffusa in Italia è l’avana (o mandarino comune) che dà i suoi piccoli frutti, ricchi di semi, da novembre a gennaio ma risulta molto apprezzato anche il cosiddetto tardivo di Ciaculli (la località del palermitano dove si concentra la sua produzione), varietà dal gusto particolarmente dolce che dà i propri frutti da febbraio ad aprile inoltrato.

I mandaranci rappresentano invece un ibrido tra mandarino e melangolo granito (Citrus aurantium), meglio noto con il nome di arancio amaro. Rispetto al mandarino comune i frutti sono più grossi e precoci (la raccolta comincia già nel mese di ottobre) ma anche meno pregiati.

Particolarmente interessanti i tangeri (da Tangeri, cità del Marocco dove è molto diffuso) fra i quali merita di essere citato il mapo, un ibrido di mandarino comune (avana) e pompelmo duncan, ottenuto presso l’Istituto sperimentale di agrumicoltura di Acireale (CT). La buccia del mapo resta verde anche a maturazione completa mentre la polpa ha il caratteristico aspetto giallo arancio.

Originario del Giappone è invece il mandarino satsuma; particolarmente diffuso negli Stati Uniti, viene coltivato anche in Sicilia, insieme all’avana e al tardivo di Ciaculli. Il tangerino rappresenta invece un ibrido tra mandarino e arancio.

 

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